INTERVISTA A Antonello Fassari

  • 21/12/2010
INTERVISTA A Antonello Fassari

Attore e regista


Che cos’è per Lei l’energia elettrica?

La corrente. Un interruttore. Una lampadina. Un motore.

Ha un ricordo personale legato all’energia?

Sì che ce l’ho. Quando sono rimasto attaccato allo scaldabagno. Avevo le mani bagnate e ho toccato l’interruttore, parliamo di 30 anni fa. Niente isolamento dei fili, niente salvavita. La scossa mi ha scaraventato per terra e sono rimasto tramortito per un minuto. Per fortuna non stavo con i piedi nella vasca piena d’acqua. Un elettrochoc senza saperlo. Forse, siccome ero scemo, mi ha fatto bene!

Si considera un risparmiatore energetico?

Sì sto attento. Molto attento. Ma non perché sono tirchio, non in quel senso. Mi dà fastidio lo spreco.

Cosa sa fa concretamente per risparmiare energia?

Consumo poca energia perché sono solo in casa. Due lavatrici e un ciclo di stiratura a settimana. Poi, spengo le luci. Giorni fa sono andato a trovare mia figlia a casa sua. Quando stava con me erano continue arrabbiature perché teneva accese tutte le luminarie. Ora che è lei a dover tirare fuori i soldi ci sta più attenta.

Cosa illuminerebbe meglio nella sua citta’ o piu’ in generale in Italia?

Roma è già abbastanza illuminata e anche le periferie sono meno buie di una volta. Anzi, illuminerei di meno. Una volta partecipai a un evento che si chiamava “Un treno per le stelle”, organizzato dal fisico Paco Lanciano. Abbiamo fatto un’ora di treno per arrivare in una zona dove si potessero osservare le stelle. Arrivati, ci siamo stesi con delle brandine su un prato e ci hanno illustrato il cielo indicandoci le costellazioni con i laser. Se non stai al Planetario, a Roma le stelle non le vedi. Le città creano inquinamento luminoso, però se fossero buie sarebbero tristi. La metropoli vuole la luce.

Come renderebbe piu’ simpatici i tralicci dell’ alta tensione?

Mettendoli sotto terra. Oppure si potrebbero trasformare in alberi ricoprendoli di corteccia. Sui fili ci si potrebbero stendere bucati finti.

Dia un consiglio a Terna.

Chiedere ad artisti contemporanei come trasformerebbero un traliccio e poi allestire una mostra permanente di arte del camuffamento e ingentilimento.