INTERVISTA A Roberto Cotroneo

  • 13/10/2015
INTERVISTA A  Roberto Cotroneo

Scrittore, giornalista e Direttore Scuola Superiore di Giornalismo della Luiss


Che cos’è per Lei l’energia elettrica?

«La magia di bambino. Ho un ricordo preciso di quando mi hanno permesso di avvitare una lampadina. L’interruttore era acceso per cui fu come un prodigio quella sfera di vetro con i filamenti che si accese mentre finivo di avvitarla nella lampada, rendendo brillante tutto quello che c’era attorno».

Ha un ricordo personale legato all’energia?

«I tralicci, imponenti, quasi cattedrali indispensabili della terra. Quando li guardi dai finestrini dei treni hanno anche un ritmo tutto loro, sono una sequenza temporale della modernità».

Si considera un risparmiatore energetico?

«Ho rispetto per l’energia. E rispettandola cerco di non dissiparla. Per cui faccio tutte quelle cose giuste che vanno fatto affinché non sia sprecata. Senza però essere ossessivo».

Cosa fa concretamente per risparmiare energia?

«Ovviamente spengo le luci quando non servono, uso lampadine a basso consumo, cerco di limitare i danni dei condizionatori, usandoli quanto basta, non lascio accesi apparecchi elettrici ed elettronici neppure in stand by. e quando mi ricordo spengo il wifi di notte».

Cosa illuminerebbe meglio nella sua città o piu’ in generale in Italia?

«Le piazze e i monumenti storici spesso sono illuminate benissimo. Ma la luce è scultura ed è parte integrante delle opere d’arte, delle architetture, degli spazi artistici ed espositivi. Non c’è bisogno di molta luce, c’è bisogno di una luce giusta. Perché la luce è sogno, ricordo le scene dai film di Federico Fellini, quando la sera all’improvviso, senza neanche un fruscio, si accendono i lampioni di una strada. E tutto prende un senso diverso, quasi una felicità».

Come renderebbe piu’ simpatici i tralicci dell’ alta tensione?

«I tralicci dell’alta tensione sono campanili, guglie tecnologiche. Forse è difficile integrarli con il paesaggio, ma sono i nostri tutori della modernità. Ce lo ricordiamo soltanto quando un guasto elettrico ci lascia qualche ora senza energia, e il mondo sembra spegnersi».

Dia un consiglio a Terna.

«Di fare altri progetti come quello di Kami in Perù. Terna ha collaborato alla costruzione di una linea elettrica in un paese altissimo e impervio delle Ande, utilizzando materiale che non veniva più utilizzato. E portando la luce là dove c’era bisogno di luce. In un certo senso il futuro è anche portare e dare energia dove non ce n’è abbastanza, rispettando l’ambiente e regalando sogni un po’ più illuminati». Claudio Barnini