CAMBIAMENTI CLIMATICI

Si gioca a Parigi nel 2015 la partita per la soluzione del climate change.
  • 22/12/2014
Cambiamenti climatici

Contro i cambiamenti climatici, il tempo per trovare soluzioni si sta esaurendo.

È necessario siglare un accordo globale che vincoli con leggi ben precise tutti i Paesi del mondo a limitare l’aumento del surriscaldamento del pianeta e la produzione dei gas serra, prima che si superi il punto di non ritorno. E’ il tema al centro della ventesima Conferenza degli Stati che partecipano alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici che si è appena svolta in Perù. Per 12 giorni 4000 delegati dei 196 Paesi partecipanti hanno lavorato a Lima alla bozza del nuovo accordo che sarà firmato alla successiva Conferenza delle Parti (CoP 21) prevista per l’anno prossimo a Parigi. L’obiettivo è fissare i tetti obbligatori alle emissioni dei gas serra a partire dal 2020. Forse l'ultima possibilità di evitare il peggio. L’incontro arriva in un momento in cui lo sconvolgimento del clima ha fatto irruzione nella vita quotidiana di tutti, non solo in Italia ma in Europa e nel mondo. Non ultimo il tifone Hegupit che ha colpito l’isola di Samar, sulla costa orientale delle Filippine. Raffiche di vento di 210 chilometri orari hanno provocato oltre 1 milione di sfollati con gravi danni alle abitazioni e all’agricoltura, fondamentale per la sopravvivenza della popolazione. In Italia è Coldiretti a lanciare l’allarme: foglie ancora sugli alberi, parassiti attivi e insetti che proliferano. Dopo un autunno così caldo, il più torrido dal 1800, piante e coltivazioni sono in serio pericolo. La temperatura è aumentata di 0.8 gradi negli ultimi 150 anni e si prevede un ulteriore incremento. Un aumento superiore ai 2 gradi rispetto alle temperature preindustriali, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, potrebbe considerarsi il punto di non ritorno per la salvaguardia del pianeta. Le principali fonti di gas a effetto serra generati dall’uomo arrivano dalla combustione dei carburanti fossili per la produzione di energia, per il trasporto, per l'industria e per l'uso domestico. Anche l’agricoltura con la deforestazione, la messa a discarica dei rifiuti e l’utilizzo dei gas fluorurati di origine industriale contribuiscono al cambiamento climatico. E mentre L’Europa si impegna all’attuazione degli obiettivi 20-20-20 entro il 2020 (una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra almeno del 20 % al di sotto dei livelli del 1990, il 20 % del consumo energetico dalle risorse rinnovabili e una riduzione del 20 % del consumo di energia primaria rispetto ai livelli previsti ) l’ intesa annunciata il 12 novembre scorso a Pachino contro il surriscaldamento del globo fra Barack Obama e Xi Jimping, presidenti dei due maggiori paesi considerati più 'disattenti' al surriscaldamento del pianeta, fa ben sperare. Ma è solo un primo passo, seppur storico. A Parigi, durante il CoP 21 che si svolgerà a dicembre del 2015, dovrà essere raggiunto un nuovo accordo universale, legalmente vincolante, che sostituisca il Protocollo di Kyoto, e coinvolga tutti i paesi del mondo nell'impegno a tagliare le emissioni. Alcuni paesi ricchi come Canada, Australia e Giappone non si sono ancora formalmente impegnati. Anche i paesi emergenti come Brasile, Indonesia e Sud Africa, devono iniziare a riconoscere le proprie responsabilità: dovranno stilare un programma di tagli. I paesi poveri che sono i meno responsabili del cambiamento climatico e anche quelli che ne soffrono maggiormente le conseguenze, chiedono che i paesi ricchi si facciano carico dei potenziali rischi causati dal proprio comportamento sconsiderato e aiutino i paesi più in difficoltà a prepararsi al cambiamento che li aspetta. Secondo i calcoli dell'organizzazione umanitaria Oxfam, gli Stati Uniti dovrebbero fornire il 56% dei finanziamenti necessari a far muovere il pianeta verso un nuovo percorso a bassa emissione di carbonio almeno durante il primo periodo del nuovo accordo. Dall'Ue dovrebbe arrivare il 22% dei fondi e dal Giappone il 10%. Anche Papa Francesco, da sempre sensibile alle tematiche ambientali, lancia il suo monito dal Vaticano per spronare tutti gli Stati ad agire prima che i danni provocati dai cambiamenti climatici siano irreparabili. "Le conseguenze dei cambiamenti ambientali - ricorda Bergoglio - che già si sentono in modo drammatico in molti Stati, soprattutto quelli insulari del Pacifico, ci ricordano la gravità dell'incuria e dell'inazione”. ”Serve una risposta collettiva- ha aggiunto il Papa- capace di mostrare la responsabilità di proteggere il pianeta e la famiglia umana”. Superati gli interessi economici, le pressioni politiche e condiviso un accordo globale sul climate change è dunque necessario un definitivo e indifferibile imperativo: agire. Agire prima che sia troppo tardi, prima che si superi il punto di non ritorno. . MIcaela Palmieri