L’UE AUSPICA UNA MAGGIORE INTEGRAZIONE DELLE RETI ELETTRICHE NAZIONALI

L’invito da una risoluzione approvata dai parlamentari europei
  • 17/12/2015
L’Ue auspica una maggiore integrazione delle reti elettriche nazionali

Un piano che se attuato porterebbe a risparmiare entro il 2030 fino a 40 miliardi di euro l’anno

Integrazione elettrica vuol dire minori consumi e risparmio economico. Un’equazione che i parlamentari europei hanno fatto propria approvando una risoluzione non legislativa attraverso la quale si afferma che un mercato dell'elettricità UE pienamente integrato potrebbe tagliare le spese di almeno 2 euro per MWh e quindi far risparmiare agli utenti, entro il 2030, fino a 40 miliardi di euro l'anno. Una piccola spesa iniziale però: per ottenere tale risultato, infatti, i paesi membri dovrebbero investire 150 miliardi di euro. Un passo comunque indispensabile anche in tema ambientale, secondo quanto dichiarato dal relatore Peter Eriksson, parlamentare svedese del Gruppo Verde/Alleanza libera europea. "Un migliore collegamento della rete elettrica UE – dice Eriksson - è fondamentale sia per avere più rinnovabili, e quindi per raggiungere gli obiettivi sul cambiamento climatico, sia anche per rendere l'Europa più competitiva attraverso prezzi dell'elettricità più economici". Dando uno sguardo al testo della risoluzione si riferisce come occorra garantire in questo modo che almeno il 10% dell'elettricità prodotta dalle centrali elettriche di ogni Stato membro possa essere inviata ai paesi vicini oltre confine per creare una rete strategicamente "più resiliente e solida". Il testo aggiunge che l'obiettivo attuale UE del 10% entro il 2020 è "significativo" ma "non rispecchia sempre la situazione del mercato" poiché "dodici Stati membri non hanno raggiunto l'obiettivo del 10% e sono quindi ampiamente isolati dal mercato interno dell'energia elettrica". E tra i 12 paesi che sono sotto il target del 10% c’è anche l’Italia, in compagnia di Cipro, Estonia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Regno Unito. Interessante poi la suddivisione che la risoluzione fa delle aree europee a riguardo proprio della futura integrazione elettrica. Stati baltici: i deputati sono preoccupati che "le reti sono ancora sincronizzate con il sistema elettrico russo e dipendono da esso". Ciò costituisce un "ostacolo a un mercato europeo dell'elettricità che sia veramente integrato e che funzioni correttamente" e richiede "una tempestiva sincronizzazione delle reti elettriche con la rete europea continentale". Regione del Mar del Nord: per i deputati "il coordinamento della progettazione e della realizzazione di un'infrastruttura di rete offshore regionale, l'accesso al mercato e la condivisione delle riserve in questa regione potrebbero consentire un risparmio sui costi annuali compreso tra 5 e 13 miliardi di euro entro il 2030, grazie a una maggiore integrazione del mercato regionale", evidenziando che la regione ha il potenziale per fornire oltre l'8% dell'approvvigionamento elettrico europeo entro il 2030. Europa centro-occidentale: i deputati ritengono che "il mercato dell'elettricità condiviso tra l'Austria e la Germania" sia "un modello di successo" e chiedono "che sia ampliata la zona di offerta". Europa centrale e sud-orientale: in questa regione "la cooperazione e il coordinamento nell'ambito della progettazione e della realizzazione a lungo termine di un'infrastruttura di rete regionale devono spingersi oltre l'UE e includere i paesi dei Balcani occidentali esterni all'UE e la Turchia". Penisola iberica e Mediterraneo: secondo i deputati "la capacità d'interconnessione esistente tra la Penisola iberica e l'Europa continentale è eccessivamente ridotta e i progetti inclusi nell'attuale elenco dei PIC (progetti d'interesse comune) non sono sufficienti a conseguire l'obiettivo di interconnessione entro il 2020". Chiedono alla Commissione UE "di condurre uno studio sui vantaggi derivanti dall'interconnessione (...) con la Francia, il Regno Unito, l'Italia e i Paesi della sponda sud del Mediterraneo". I deputati chiedono che, al massimo entro il 2030, dovrebbero essere raggiunti dalle regioni "obiettivi di interconnessione complementari ambiziosi", basati su diversi parametri, poiché "il libero accesso e la disponibilità degli interconnettori" sono "essenziali" per superare le barriere che ostacolano il funzionamento del mercato europeo dell'elettricità