NUOVA TECNOLOGIA USA

per stoccare nel sottosuolo la CO2 da produzione energetica
  • 23/12/2013
Nuova tecnologia USA

Un gruppo di ricercatori statunitensi del Lawrence Livermore National Laboratory sta studiando la modalità di affiancare ad una maggiore produttività delle centrali geotermoelettriche l'esigenza di stoccare nel sottosuolo la CO2 in eccesso, prodotta dagli impianti.

Le Università coinvolte sono l'Ohio State University e l'Università del Minnesota, dove un team di ricercatori guidato da Tom Buscheck, un geologo del Lawrence Livermore National Laboratory, sta cercando di sperimentare un sistema tecnologico che intreccia due tecnologie su cui gli USA stanno investendo da tempo. Si tratta da una parte del fracking, tecnologia grazie alla quale gli Usa sono tornati ad essere tra i grandi produttori di petrolio e dall’altra del CCS (Carbon Capture and Storage), ovvero il sistema che dovrebbe permettere di stoccare l'anidride carbonica, in forte eccesso negli strati più bassi dell'atmosfera e tra i responsabili del riscaldamento del pianeta. La ricerca su cui sta lavorando il team dovrebbe portare a sviluppare una tecnologia per lo sfruttamento della geotermia in grado di stoccare sotto terra la CO2 in eccesso ed utilizzarla per aumentare la produzione di energia elettrica di almeno 10 volte rispetto ai sistemi convenzionali, con l'obiettivo di ampliare l'attuale utilizzo della geotermia negli Usa e anche oltre. Il progetto -gestito dalla Heat Mining Company, LLC, una startup autonoma dell'Università del Minnesota che punta ad avere nel 2016 un sistema operativo da presentare al settore industriale- è stato presentato recentemente al meeting annuale dell'American Geophysical Union. "La nuova progettazione di impianti energetici -spiegano i ricercatori- assomiglia a un incrocio tra un impianto geotermico e un acceleratore di particelle (l'LHC usato al CERN di Ginevra): è dotato di una rete di pozzi orizzontali disposti ad anelli concentrici all'interno dei quali viene fatta circolare acqua mista a CO2 e azoto, per estrarre il vapore creato nelle profondità della terra ed utilizzarlo per attivare le turbine e generare elettricità. L'intento è quello di trarre il massimo vantaggio energetico dalle operazioni di iniezione del fluido, un grande miglioramento rispetto ai sistemi geotermici convenzionali". Giuliano Papalini